lontra definitivo

è mattino oramai. lontra viene svegliato dai primi rumori della strada: qualche furgone che porta in giro i giornali, qualche altro che scarica croissant e brioche.
lontra dorme malissimo la notte, ha ricominciato a sognare e questa è una cosa strana.
è stanco, si sveglia stanco e non sa neanche il perché.
e ogni giorno ha sempre più voglia di correre, di svegliarsi e correre lungo il mare. forse già solo cominciare a camminare potrebbe essere un inizio.

si alza dal letto, dà solo uno sguardo a spotty e wally che dormono ancora. il tempo di infilarsi un pantalone e una maglietta, fuori è caldo, ed esce di casa.
c’è un muro ripulito da poco, a pochi palazzi di distanza, in un vicolo nascosto. lontra inforca il vicolo. ha la sua porzione di muro da sporcare, là dietro quella viuzza, nascosto da tutti. tira fuori dalla tasca dei pantaloni un gessetto bianco.

“andatevene affanculo”

si incammina lento verso il solito bar, un caffè e poi la giornata comincia davvero.

segnali fumo

lontra aveva scritto questo racconto dove si parlava di spotty e wally che sono due idioti, di una collina dalla quale lanciava segnali di fumo, dei marinai che sanno fare, i nodi i segnali di luce e anche giocare a scacchi e il poker non ne parliamo proprio. che i marinai comunque, dice lontra, non sanno i segnali di fumo. poi la tecnologia sporca ha fatto sì che il racconto andasse perso.

ma come i marinai, che non si arrendono chiaramente, lontra ora lo riscrive con pazienza e con la stessa spontaneità, però veramente sta imprecando l’impossibile. davvero. a voce, non a segnali di fumo, cosicchè se dio esiste non avrà dubbi interpretativi.

lontra stanco del telefono, sale su una collina. troppi problemi con questo telefono. vuole i segnali di fumo. poteva scegliere il codice morse, i segnali luminosi, una lettera, una qualsiasi cosa, ma i marinai sanno fare tutto, anche giocare a scacchi. lontra vuole fare i segnali di fumo, che di sicuro i marinai non li sanno fare. prepara per settimane il suo messaggio. per giorni e giorni studia, fa un giro al porto, ma non si sente mai pronto.
arriva il grande momento.

- Salve siete marinai voi due - chiede a due che giocano a scacchi in un bar malfamato
- Certo, non vedi che giochiamo a scacchi - gli rispode arrogante il più grosso dei due
- E sapete fare i nodi? - gli chiede ugualmente arrogante lontra
- I meglio nodi li facciamo noi - risponde l’altro. quello grosso si compiace un sacco senza motivo
- E i segnali luminosi?
- Ogni notte traduciamo un racconto in segnali luminosi di modo che tutti i marinai della nostra nave li capiscano - risponde sempre quello meno grosso, che deve essere l’intellettuale della situazione.
allora lontra si immagina una sera di afa estiva con tutti i marinai sul ponte alto della nave, stesi a naso insù a godersi il racconto luminoso. lontra si chiede anche che storie raccontino le luci delle stelle e se quelle arancioni facciano da punteggiatura.

lontra è pronto all’umiliazione:
- E i segnali di fumo? Li sapete leggere?
I due scacchisti marinai cominciano a piangere e piangono un sacco mentre lontra bambino soddisfatto si allontana.

allora lontra sale su questa collina mentre spotty e wally salgono con lui giocando a farsi male: si lanciano pietre, scavano fosse ricoperte di paglia per rompere le zampe, si mordono a vicenda, fanno minchiate varie insomma. simpatici scherzi tra animali.

lontra è contrario alle lettere maiuscole. non gli piacciono proprio, non c’è verso di fargli cambiare idea. è così, è la vita: a chi piace mettere in evidenza una lettera e a chi no.
- Che senso ha? - si chiede lontra cominciando il pensiero con una maiuscola.
non si risponde mica, sta là in silenzio e basta, seduto sul bordo del letto, appena sveglio con gli occhi mezzi chiusi. non ci ha pensato tutta la notte, ma appena sveglio il suo primo pensiero è rivolto alle maiuscole.

- Spotty, Wally, ma a voi piacciono le maiuscole?
- Non permetterti mai più di chiamarci per iniziale maiuscola, capito? - risponde spotty.
- E tu che ne sai che era una maiuscola la S?
- Lo so e basta..ora lasciaci dormire

spotty di cattivissimo umore la mattina. come si dice, non menare per il suolo il cane che abbaia. forse non era così, ma a lontra gli viene in mente così.
lontra odia le targhe delle strade, sono tutte scritte in maiuscolo con quel carattere neutro. prive di vita, rimangono là ferme. certo è una questione di comodità, ma perchè non metterle in minuscolo? una rivoluzione è quello che ci vuole. anzi, una ribellione. stencil su stencil lontra si comincia a preparare alla dura lotta contro le lettere maiuscole.
non si nasconde nel sole ed odia le maiuscole, ama le storie laterali, è un po’ più lontra di prima.

odore

lontra pensa all’odore della sua pelle in continuazione, pensiero continuo.
- Volevo dirti che mi piace il tuo deodorante
- Cosa? - lontra ha problemi con il telefono.
- Niente
- Dai, non ho sentito, c’è un casino
- Vabbè se per ogni stronzata devo riptere due volte ci perdo anche gusto
- Ok, dai, ci sentiamo - chiude lontra.

lontra la sua pelle e l’odore in continuazione. dai capelli, dalle mani, il suo odore continuo.
vorrebbe vestirsi da bomboletta di deodorante ed essere vicino alla sua pelle per lasciarle il suo odore. vorrebbe essere un lenzuolo o una coperta per le notti fredde. vorrebbe essere i propri occhi, lontra, per fermare fotografie. vorrebbe essere il meglio disegnatore del mondo per ripetere i disegni perfetti della mano sul suo viso.

- Ciao sono il tuo deodorante, lontra.
- Ciao, come stai?
- Abbastanza bene. Ora so di piacere a ben due persone. Di cui una bellissima, ovviamente non tu.
lontra si chiede perchè anche il deodorante debba essere stronzo, nel suo piccolo mondo.
- Ti sei arrabbiato? - gli fa il deodorante cercando il suo sguardo.
- No no. Tu più che altro, ora che piaci a più persone, ti consumerai molto presto.
- Sono lo spirito del deodorante - risponde arrogante - io permeo tutte le confezioni
- Che culo - pensa lontra

ha tanti sogni lontra, deodoranti, scene della sua vita futura che immagina, mettere una merenda nella borsa di chi esce di casa la mattina presto, un caffè nel letto, leggere una favola e le poesie più belle, ascoltare un disco, svegliarsi tardi con il sole che filtra tra le persiane. immagini su immagini su immagini e odore su odore, il suo su quello di lei e viceversa a confondere tutto.

cominciaapensaretuttelefrasisenzapausaquandosentel’odoreperchèsenzapausaèladolcezzachevorrebbedare. per questo quando la pausa arriva, coperta dall’odore del deodorante e dal rumore del telefono, lontra si sente scemo e stacca le parole. mabastapochissimoaricominciarecontuttounseguitodiparoletogliendoildeodorantescoprendol’odorecheanchelapanciariesceasentireforseanchemegliodelnaso

In un mondo puro e limpido, lontra ha il grave problema di non essere puro e limpido come tanti altri. Compra una polvere di vetro solubile trovata in uno strano negozietto. Ci si mescola un po’ di acqua e si ottiene del vetro liquido che solidifica dopo poche ore.
Pensa che se il vetro è trasparente, allora coprendosi di vetro si diventi trasparenti. Certo, poi si vive in una sorta di campana e si è protetti da uno strato che respinge qualsiasi cosa che non sia luce. Ma si diventa trasparenti, pensa, e questo gli basta.

Mescola l’acqua alla polvere e butta tutto in una vasca da bagno. Ci si immerge dentro e ci si rigira, si stende ad asciugarsi. Dopo un po’ di ore è tutto ricoperto di un poco prezioso ma resistente vetro.
La prova del nove, lo specchio. Ma è sempre là, lontra come sempre, qualcosa deve essere andato male. Forse troppa acqua nella miscela vetrosa. Forse un po’ di aranciata amara caduta per sbaglio nell’impasto.

Prende un martello e rompe il vetro.

baster chiton

è una serata di quelle tranquille, lontra è tornato a casa da un po’ e si distrae come può in attesa che la pastapizza lieviti al punto giusto. una volta gonfia poi la schiaccerà di nuovo e la lascera rilievitare. ogni tanto sente delle grandi risate che si alzano dalla camera accanto: spotty e wally saranno su di giri. li ha visti solo per un istante quando è tornato, tutti impegnati come erano davanti al nuovo televisore che gli ha regalato.
va in cucina e si versa un bicchiere di aranciata amara, con i soliti tre cubetti di ghiaccio. ne beve giusto un sorso e poi, incuriosito, va verso la camera da letto. poggia il bicchiere accanto una pila di fumetti calvinisiti ed hobbesiani e si avvicina al letto. le risate vengono da sotto il letto.
- E’ pemesso? - fa infilando la testa nell’intercapedine sottoletto - Che state a fare?
- AHAHAHAHAHAHAHHA, prego, prego, accomodati pure - gli dice spotty
Wally con uno slancio di affetto poggia le sue zampette sulle tempie di lontra e gli stampa un bacio in fronte.
- Che state guardando? - chiede lontra sempre più sorpreso
- Leone cane fifone!! aahahahaahaaa
spotty ormai è completamente andato, distrutto dalle risate, non fa che rotolarsi. evidentemente continua a ridere di una scena di una decina di minuti prima.
- Capisci? era all’asilo con noi!! - gli dice wally - e ora scopriamo che è una star della televisione!! ma è troppo un cretino!!
- A me sembra un sacco dolce, a dire il vero
- Noi abbiamo sempre pensato ad egli come il baster chiton dei cani - gli dice spotty improvvisamente serio
- Ah, conosci buster keaton?
- Certo che lo conosco. Per anni abbiamo avuto la tessera del cineforum “Piccoli bastardi crescono”
- Siete sempre fonte di sorprese, non c’è che dire. Come la mangiate la pizza?
- Per me salsa e mozzarella - dice wally
- Ok, e tu? - fa lontra rivolgendosi a wally
Spotty ci pensa un po’ e con un sorrisino da bambino un po’ timido gli risponde.
- Io veramente la vorrei con melanzane, salsicce e provola
- Guarda caso avevo comprato tutte e tre le cose!
Spotty fa un sorrisone e gli salta addosso baciandolo su tutta la faccia.
- Vi odio quando fate così
- Così come? - gli chiedono quasi in coro
- Quando mi prendete per il culo
- Ti vogliamo bene - dice spotty
lontra sorride e tira fuori la testa da sotto quel letto. si spolvera un po’ la testa.
- Vi devo trovare un altro posto in casa, è troppo scomodo farsi volere bene sotto un letto - fa riprendendo il bicchiere di aranciata amara - se avete preferenze segnalatemele
Ma intanto sotto il letto sono riprese le risate.
Lontra torna in cucina, solleva un panno per vedere a che punto è la pastapizza, si lava le mani e comincia a reimpastarla.

miss congeniality

lontra manca di congenialità, sente una canzone e manca di congenialità, in tutto quello che vorrebbe fare e non fa.
- buongiorno
- buongiorno sorriso triste - ma non lo dice
vorrebbe un abbraccio. ha il suo zainetto pronto per partire, ma non si mette in fila per il biglietto. gironzola in quella stazione triste, osserva le scenette di sempre. hanno cercato di rimettere in sesto quel luogo: schermi piatti che dispensano informazioni sui treni in arrivo e in partenza, ritardi fissi sui treni che vengono dal sud, una quantità infinita di treni ad alta velocità per chi non ha minuti da perdere. lontra ne ha tanti, ne ha tanti da guadagnare.
il biglietto è fatto.
l’aspetta che esca dalla fila e si avviano verso i binari.
intorno la solita routine. chi chiede soldi, chi compra un giornale, chi mangia nello schifoso fast-food.
- è una stazione in fondo - pensa - qui tutti sono di passaggio, qui dovremmo essere tutti uguali, privi di pensieri.
non sa perchè, ma pensa così, senza senso, dovrebbe essere così.
sono arrivati al treno ormai.
lontra pensa di fare un passo
- muoviti, sali - si dice - muoviti, sali, muoviti sali. una carezza, muoviti sali. ma dove stai andando? sali su quel cazzo di treno, non è cambiato nulla, prenditi il tempo di parlare guardando negli occhi. sali, non rimanere fermo.
sta là fermo, circondato dai suoi pensieri da ogni lato. vuole salire, se la sente. basterebbe un gesto qualunque. slire invece di rimanere impalato a parlare.
ormai il treno sta per partire e un discorso rimarrà tronco.
vuole salire, sta per farlo, gli scappa una carezza che rimane senza risposta. vuole salire e darle altre cento carezze, tutte quelle che può dare fino a quando le mani si muoveranno. e le sue mani non si fermerebbero mai, davvero, fino a diventare noiose, fino a spegnersi nel sonno con un sorriso.
sono pochi secondi, durano tantissimo, ma sono pochi secondi, è vicinissimo a quella porta, salire senza biglietto, immediatamente.
vuole darle il film, lo voleva vedere. ci ha speso tante ore, è per lei. apre lo zaino e glielo porge, in quella custodia che non rivela il contenuto.
lontra, il suo corpo, vorrebbe fosse per lei oggi.
ma si stanno chiudendo le porte.
si chiudono. si allontana così. lontra non torna a casa. deve mettersi in un angolo, non vuole lo si veda star male.

pietre

lontra cammina sulla spiaggia, in piena notte. Solo sulla spiaggia, solo il rumore del mare. Gli altri dormono, dormono tutti in questo piccolo paese. Mancano i falò estivi. Si guarda intorno, come a cercare sempre qualcosa. Qualcosa che ci deve essere, ma sfugge.
I riflessi, cerca i riflessi della luna nel mare. Formano figure, disegni che non sono mai perfetti come lontra vorrebbe. In fondo le luci dell’ultimo baretto. Si avvicina, lentamente.

- Buonasera - dice ad un ragazzo che sta sistemando le ultime cose
- Eh, buonasera..buonanotte vorrai dire - gli risponde quello
- Ancora aperti a quest’ora, strano.
- Eh, strano sì. Ma c’abbiamo avuto clienti fino ad ora - dice il ragazzo indicando con lo sguardo un ombra lontana
- Capisco
- Che poi gli anziani ai tempi miei andavano a dormire presto, mica passavano il tempo seduti a bere e fumare. Si facevano la loro partita di carte, ma non finivano all’una..poi che vuoi fare? Puoi mai cacciare un cliente?
- Non lo so. Io se ti chiedo un’aranciata amara mi cacci? - sorride lontra
Il ragazzo prende subito un’aranciata amara dal frigorifero e gliela dà.
- Si può mai cacciare un cliente? - ripete il ragazzo
- Quanto ti devo?
- Cammina va’ - mentre comincia a spegnere le luci
- Ci vediamo domani, buona notte
- Notte
Lontra fa per andarsene, poi si gira di nuovo.
- Ma ai tempi tuoi quando, che c’hai 30 anni al massimo?
- Vabbè ma tu proprio a me devi spaccare il cazzo? - gli dice il ragazzo sorridendo
- Grazie ancora per l’aranciata..

Lontra riprende a camminare sulla spiaggia. Cammina verso quell’ombra. E’ un uomo anziano, fuma qualche sigaretta strana, di quelle di tabacco nero. Un odore di quelli che ti nauseano. Sta seduto a terra, il vecchio, e guarda l’acqua.
Lontra quasi pensa di conoscerlo.

- Buonasera
- Buonasera figliuolo
- Che fa? Guarda il mare?
- Penso
- Le dà fastidio se mi siedo qui a bere questa aranciata?
- Prego
Lontra si siede e beve lentamente. Ogni tanto prende un sassolino, di quei pochi che si trovano nella sabbia, e lo lancia tra i riflessi del mare.
- Non c’è bisogno che ne lanci tanti - gli dice il vecchio
- Cosa?
- Di sassi. Non c’è bisogno che ne lanci tanti. Ne hai lanciato uno, freddo, mirato. E’ bastato.
Lontra abbassa lo sguardo verso la sabbia che ha sui piedi.
- E poi che bisogno c’era? - continua il vecchio - Cosa ti aspetti ora? Il gelido sasso, la fredda pietra della gelosia. Sei stato stupido.
- Mi aspetto di cambiare
- Ci avevi già provato - dice il vecchio mentre si alza - Questo è un riflesso sul mare, bellissimo.
- E’ stupendo
- Buonanotte figliuolo
- Buonanotte
Lontra rimane fermo mentre il vecchio si allontana canticchiando qualche vecchia canzone francese. Guarda quel riflesso. Quel disegno perfetto, ora che non tira più pietre. Rimane fermo, nella speranza che quel disegno prenda vita ed emerga dal mare.

lontra e la pancia

Manca il respiro a lontra. Girovaga per le strade. Un pantalone di cotone leggero e la sua felpa di sempre.
Gira come cercando il posto giusto. Lo trova. Un muro, isolato, non c’è niente. E nessuno intorno.
Apre il barattolo della vernice e impugna il pennello comprato poco prima.


le mie parole
sempre uguali
non crescono come la tua bellezza
ma il respiro
il sangue
vorrebbero fermarsi e guardarti
poi andare avanti
scivolandoti accanto
vividi del tuo sorriso

Si allontana dal muro e guarda quello che ha appena scritto. Accenna un sorriso, pensa a se lasciare una firma.
Chiude il barattolo e cerca una pozza d’acqua per pulire il pennello. Poi ci ripensa. Posa il pennello sul bordo del muro.
Torna sugli stessi passi che l’avevano portato fino a quel luogo. Fa un fischio a spotty e wally che giocano nei prati. Lo raggiungono.
- Andiamo a bere un’aranciata amara? - gli dice
- Sì, ma offriamo noi. Sei triste oggi - gli dice wally
- No, ho solo qualcosa che si muove dentro, la pancia stretta. E’ come se pulsasse.
- Ei.. - fa per dirgli spotty
Vanno avanti per la loro strada.

Lontra è seduto sul bordo di un marciapiede e fuma una delle sue sigarette del cammello leggero. E’ una giornata calda, da affrontare a torso nudo. Di quelle che hai una maglietta di cotone, ma solo appoggiata su una spalla. Lontra la usa quasi come asciugamano. Pensa che gli altri ritengano ciò uno schifo, ma non gli importa molto.
- Cominciamo a sistemare tutto - gli dice un amico.
- E’ arrivato il furgoncino?
- Sì, ma sicuramente manca qualcosa
- Finisco questa sigaretta e vengo
Intorno si prepara la festa della sera. Lontra pensa dentro di sè ad altro. E’ contento di dare una mano a questo evento di pochi giorni.
Lontra chiude gli occhi sotto il sole cocente e vede sempre e solo un viso, dai disegni perfetti. Di quella perfezione fatta di dolcezza. Forse lo rivedrà la sera, ma lontra non sarà dolce.
- Mi dai una sigaretta? - dice qualcuno. Lontra non apre gli occhi, non alza la testa. Mette una mano in tasca e tira fuori una sigaretta un po’ stropicciata. Ama i pacchetti morbidi, ma li tratta male.
Alza la testa. Due cani, come disegni. Si gira, si guarda intorno. Nulla, solo lui e i due cani. Si alza, guarda il sole, continua a cercare con lo sguardo. I due cani intanto seguono i suoi movimenti e si guardano intorno, come a cercare anche loro quello che lontra non riesce a vedere. Lontra stropiccia gli occhi.
- Se ne hai poche non fa niente
Lontra abbassa lo sguardo. Un cane che parla. Lontra sente di avere un problema serio, per la prima volta nella sua vita.
- Dai, cristo, hai incontrato quel po’ di gente tipo Fitzcarraldo e ora il problema saremmo noi?
Lontra ritiene di avere un grosso problema. Rimane con la sigaretta in mano. Non sa che fare.
- Vabbè dai spotty andiamo, questo è un intasato
Un secondo cane che parla. Lontra non ci può credere.
- Cioè voi parlate?
- Secondo te?
- Cioè tu ti chiameresti spotty?
- Oh, minchia, sei davvero un detective
- E tu come ti chiami invece?
- Wally - risponde l’altro
- Il vostro padrone c’aveva fantasia proprio eh.
I due cani si guardano con aria un po’ sufficiente.
- Noi non abbiamo padroni. Ma evidentemente tu sei la chiara espressione della classe borghese
Wally si sente sempre bene a tirare fuori queste frasi ad effetto. Spotty lo guarda quasi ammirato, ma non ci ha capito davvero nulla. Dopo questa frase torna il silenzio, lontra si risiede sul bordo del marciapiede. La sigaretta in mano, la incastra dietro l’orecchio sinistro, chiude nuovamente gli occhi.
- Senti wally, - dice spotty sottovoce - io non ci ho capito un cazzo. So solo che ora questo non mi dà la sigaretta perchè tu dovevi fare il testa di minchia. Io mi voglio fare una canna.
Wally guarda spotty con aria presuntuosa.
- Avresti una sigaretta per il mio amico? Dai, ci fumiamo una canna.
Lontra gli passa la sigaretta, senza quasi guardarli, e si alza.
- Venite, ci spilliamo una birra
Insomma: c’è un bancone con degli spillatori, c’è lontra, ci sono due cani spotty e wally. Spotty gira una canna, wally parla con lontra delle cose strane che a volte capitano. Incontrare Fitzcarraldo, non nascondersi nel sole, immergersi nelle ombre, camminare a piedi scalzi sulla sabbia, giocare con le briciole di pane, cercare di fermare un sorriso su pellicola, innamorarsi, scoprire che in qualche parte del mondo non esiste l’aranciata amara. Tutte cose che possono risultare incomprensibili e stupende, fatta eccezione per la carenza di aranciata amara, che è uno scandalo.
Lontra, spotty e wally. Tre sclerati allucinanti.